La storia degli Al-Assad: Perché il governo siriano non è anti-imperialista e nemmeno anti-sionista

Posted: 02/24/2012 by editormary in "Israel", Lebanon, Middle East, Palestine, Syria, War, Zionism

SCRITTO DA Iyad Abou-Rabii
Tradotto da Mary Rizzo
Torniamo indietro fino al 1967 quando Hafez Al-Assad era il Ministro della Difesa siriana. Era considerato come direttamente responsabile per la sconfitta nella Guerra di Sei Giorni nel 1967.

Il 15 settembre 1970, King Hussein dichierò la legge marziale. Il giorno seguente, carri armati giordani (La Brigata 60° dell’Esercito Giordano) attaccarono la sede delle organizzazioni palestinesi ad Amman; l’esercito ha anche attaccato campi in Irbid, Salt, Sweileh, Baq’aa, Wehdat e Zarqa. Quando una parte dell’esercito siriano sotto il commando della divione siriana dell’Esercito per la Liberazione della Palestina (PLA), decise di assistere i loro fratelli palestinesi, trovarono con loro la 40° Brigata dell’Esercito Giordano. L’Aeronautica Militare Siriana, sotto gli ordini di Assad, non entrò mai nella battaglia. C’erano tra i tremila e i cinquemila soldati palestinesi uccisi.

Dopo il danno d’immagine causato dal totale fallimento dell’Esercito siriano di prendere parte nella Guerra dei Sei Giorni nel 1967, e iracondo dopo l’abortito intervento nella guerra Giordana-Palestinese di settembre, all’interno del governo iniziò un conflitto tra le varie posizioni. Quando il Presidente Nureddin al-Atassi ed il leader de facto, il Vice Segretario Generale del partito Ba’ath Jadid, si resero conto della situazione, ordinarono che Assad e Tlass fossero privati di ogni potere di partito e di governo; ma era troppo tardi. Assad iniziò velocemente un golpe intra-partito senza spargimento di sangue, la Rivoluzione Correttiva di 1970. Il partito fu epurato, Atassi e Jadid imprigionati ed i lealisti di Assad si istaurarono nelle posizioni chiave in ogni settore del governo.

La guerra con Israele nel ottobre 1973 (per me è la “Recita d’ottobre” e non la Guerra d’ottobre) che era stata presentata dal governo siriano come una vittoria, fu in realtà un disastro, poichè alla fine della guerra l’esercito israeliano aveva invaso grandi porzioni della Siria, con posizioni fino a 40 km da Damasco. Dopo questa data, fino ad oggi, il confine siriana con Israele è stato il più sicuro, calmo e silenzioso di tutti.

Il 12 agosto, 1976, l’esercito di Assad con alcune fazioni libanesi (Phalange, Guardiani dei Cedri e Tigre forze di milizia) attaccò il più grande assembramento di soldati palestinesi nel campo di Tel al-Zaatar. Fu un massacro; il campo ospitava oltre 60.000 rifugiati palestinesi, più 2.500 soldati del OLP. Furono uccisi 1.500 palestinesi, (1.200 di essi civili), tra i leader della fazione armata libanese (Michel Aoun), l’attuale amico del regime siriano.

Un’altro colpo duro inferto ai palestinesi dopo il suo ruolo nel Settembre Nero fu il 19 maggio, 1985 quando scontri pesanti si sviluparono tra Amal e la milizia del campo rifugiati palestinese per il controllo dei campi di Sabra, Shatila e Burj el-Barajneh a Beirut. Amal, era sostenuta prevalentamente dagli sciiti della 6° Brigata dell’Esercito Libanese. Essa a sua volta si trovava sotto il comando di alcune divisioni dell’ 8° Brigata, prevalentemente cristiana, fedele al Generale Michel Aoum (di nuovo), il quale era stazionato a Beirut est. Praticamente tutte le case nei campi furono ridotto a macerie.

Amal fu supportato fortemente dalla Siria e sostenuto indirettamente da Israele (Sì, Israele), mentre l’OLP non ha goduto di molto sostegno dall’estero. Amal ebbe anche il vantaggio sull’OLP per quanto riguardava equipaggiamento, soprattuto veicoli corazzati (forniti direttamente dall’Esercito siriano); Amal fu inoltre sostenuto dall’Aeronautica Militare dell’Israele (IAF) che lanciò alcuni raid aerei contro postazioni palestinesi (Saidon 1986).

Questa guerra (La Guerra dei Campi) finì con l’espulsione di ogni militante palestinese dal Libano (un’altro ruolo sporco giocato da Assad contro la resistenza palestinese).

Ecco il sostegno che il regime degli Al-Assad ha dato alla resistenza palestinese! E ancora volete considerarlo un’eroe che sostiene la resistenza contro i sionisti?!

Ecco suo figlio

In 2000, quando Bashar andrò al potere, tutta la popolazione siriana lo sostenne, anche se non fu eletto democraticamente, ma per il popolo – che a questo punto pensò con un po’ d’amnesia –cambiamenti radicali avrebbero potuto portare il Paese al caos, e preferì accettare Bashar, che promisse loro cambiamenti politici ed economici di grande portata. Fu quindi creduto da tutti, me compreso.

Infatti, moltissime persone avevano creduto in lui, come Aref Dalila che nel 2001 fu tra gli attivisti incoraggiati dal senso di ottimismo mentre Bashar al-Assad, il giovane nuovo presidente stava facendo i suoi primi passi come capo dello Stato. Ecco quale fu lo spirito del periodo che fu chiamato la “Primavera di Damasco”.

Ma una dura presa di coscienza con la realtà fu necessaria nel settembre di quell’anno, quando Sig. Dalila e nove altri furono rastrellati ed arrestati in una repressione governativa. Il suo crimine? Promuovere l’idea di riforme e di parlare contro la corruzione ad ogni livello – una questione in cui senza dubbio poteva dire di avere possedere autorevolezza, essendo stato uno dei principali economisti del Paese che servì come professore alle Università di Aleppo e Damasco. Alcuni fanno menzione di come lui fu un caso davvero particolare, essendo una rara voce critica dalla setta Alawita, la minoranza cui appartiene il presidente e quello che ha sempre dominato il potere dal momento che Hafez al-Assad prese il potere in 1970.

E mentre il governo siriano ebbe goduto di una considerevole rivalutazione diplomatica, gli attivisti per i diritti umani sostennero sempre che pochissimo cambiò in questo campo dal momento che Sig. Dalili fu sequestrato dalla sua casa dagli agenti della sicurezza in borghese. Un numero di attivisti molto conosciuti furono arrestati con Sig. Dalila e poi rilasciati e ora sono di nuovo sono dietro le sbarre, insieme con decine di altre persone che sono detenuti per motivi politici.

Pochissimi attivisti pensano che la situazione potrebbe migliorare, a dispetto del miglioramento dei rapporti internazionali.

14 rami dei servizi segreti erano attivi, mentre solo 5 università funzionavano, facendo si che fosse molto più facile per i cittadini siriani di essere arrestati o cominciare a lavorare per uno di questi servizi piuttosto che fare gli studi universitari.

In 11 anni, nulla è cambiato, se non in peggio. La corruzione è il pane quotidianno di ogni siriano, la disoccupazione è al 20%, il capitalismo si è lentamente istaurato in Siria, e non esiste più nulla del socialismo, se non un nome senza significato sui testi ufficiali.

Perché scrivo questo?

Perché vedo che ci sono persone che non conoscono affatto la faccia vera del regime degli Al-Assad, e il loro scopo nella vita è di andare dove nessun imperialista o politico americana mette piede, quindi, vedono nel (non esistente) sostegno degli USA alla siriani che protestano un’indicazione che la loro rivolta non è niente altro che una aspirazione occidentale.

Questo è assolutamente e totalmente sbagliato….

Sbagliato perché gli Usa e i sue alleati non stanno sostenendo il popolo siriano, regalando a Bashar tutto il tempo necessario di mettere la parola “fine” alla loro rivolta (ma loro mantengono nelle dichiarazioni pubbliche parole di sostengo verso il popolo siriano, per il motivo di continuare di tenere il bastone al centro.)

Abbiamo visto gli USA che invadono Afghanistan, Nicaragua, Iraq, Groenlandia e altri Paesi senza ascoltare l’opinione russa o cinese o cercando di ottenere il loro consenso, perché proprio ora stiamo talmente interessati in quello che pensano e di quello che faranno con la risoluzione all’ONU?

Stiamo ora vivendo questa repressione brutale in Siria. Che cosa è la risposta adeguata quando l’impulso democratico di un qualsiasi Paese è calpestato dall’ecessivo e disumano uso di forza dello Stato?

Alcuni parlano ancora di una transizione pacifica e democratica! Non è crudele di occupare la mente con fantasie di trasformazioni democratiche di fronte a uccisioni di massa? Quando la gente mette la sua vita in pericolo ogni giorno per gli ideali rivoluzionari, non è quello dei critici solamente un gioco intelletuali irrilevante? Noi, progressisti o gente di sinistra, non dobbiamo comunque dubitare la paradigma di una trasformazione in ogni caso?

Poi, ci sono i fatti. Uno di questi fatti è che il regime siriano ha da molto tempo posseduto uno dei più brutali meccanismi di controllo nella regione. E mentre i massacri indiscriminati piovano sulle teste dei civili, gli studiosi della storia non possono non vedere gli echi del massacro sanguinoso in 1982 a Hama.

Quello che serve al popolo siriano è solamente l’umanità con la sua coscienza.

Io continuo a credere, come è stato detto da Martin Luther King Jr, che “l’arco della storia va verso la direzione della giustizia.”

Originale: http://iyadabourabii.wordpress.com/2012/02/07/al-assad-story/
GRAZIE Eugenio Dacrema per l’aiuto.

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Comments
  1. […] as Martin Luther King, Jr. said, that the “arc of history bends toward justice.” (Note: An Italian version of this article is available now, thanks to Mary Rezzo for here valuable effort in translating it to Italian) Like this:LikeOne […]

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